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Ep.86 - Comunicare meglio con Luca Rainone (PEER)

Episodio 86

Ep.86 - Comunicare meglio con Luca Rainone (PEER)

La comunicazione é un elemento importante del nostro lavoro, il confronto con l'altro é condizione sine qua non per essere produttivi, quindi va presa sul serio. Questa settimana con il nostro Luca abbiamo parlato proprio di questo andando a ragionare su come migliorarla e renderla piú efficace.## R...

9 settembre 202101:15:03
AIMusic
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Ep.86 - Comunicare meglio con Luca Rainone (PEER)

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Note dell'Episodio

La comunicazione é un elemento importante del nostro lavoro, il confronto con l'altro é condizione sine qua non per essere produttivi, quindi va presa sul serio. Questa settimana con il nostro Luca abbiamo parlato proprio di questo andando a ragionare su come migliorarla e renderla piú efficace.## Ricordati di iscriverti al gruppo telegram:https://t.me/gitbar## Supportaci suhttps://www.buymeacoffee.com/gitbar## Paese dei balocchi - https://www.amazon.it/Pensieri-lenti-veloci-Daniel-Kahneman/dp/8804736127- https://www.linkedin.com/learning/paths/become-a-project-coordinator## Contatti@brainrepo su twitter o via mail a info@gitbar.it.## CreditiLe sigle sono state prodotte da MondoComputazionaleLe musiche da Blan Kytt - RSPNSweet Lullaby by Agnese ValmaggiaMonkeys Spinning Monkeys by Kevin MacLeod

Trascrizione

Eccoci qui, eccoci qui.La nuova stagione è iniziata con un setup del tutto nuovo.Finalmente riusciamo ad avere i suoni live.Io spero che tutto stia registrando.Ho un terrore che la registrazione non vada in porto anche perché è già mercoledì e l'episodio deve uscire domani.non sono solo e con me c'è Luca.Ciao Luca, com'è? Ciao Mauro, ciao a tutti tutto bene tutto bene si tira avanti anche perché tirare indietro non è molto comodo come si sta su nei monti da te? Allora nei monti si sta abbastanza freschi non solo nelle altre parti del mondo ma da me già la mattina bisogna uscire con la giacchetta e non sono in montagna perché Bolzano si trova a 300 metri sul livello del mare, nemmeno tantissimo però diciamo c'è una leggera brezza e però ci stanno ancora un po' di zanzare che mi fa ricordare dell'estate solo per quello.Tra l'altro leggevo che per un attimo mi hai fatto pensare al fatto che molti dei miei amici amici si sono scaricati delle applicazioni scaccia zanzare che emettono dei suoni salvo poi scoprire che la zanzara non sente.Questa me la ricordo, circolavano anche 30 anni fa giù a Taranto dove vengo, avevamo comprato questo affarino che generava ultrasuoni, l'avevamo messo vicino a una zanzara ma proprio forse mi hanno detto "ma forse è sorda questa zanzara" ma proprio niente in realtà l'autunno ormai è alle porte e noi siamo ripartiti alla grande con la nuova stagione di Geetbar e oggi l'episodio che vogliamo proporvi è un episodio un po' diverso dal dal classico.È una chiacchierata con un ospite speciale.Allora che posso dirvi? Sigla! Benvenuti su Gitbar, il podcast dedicato al mondo dei full stack developer, i mezzo artigiani, mezzo artisti che ogni giorno infilano le mani nel fango per creare nel modo più efficiente possibile quei prodotti digitali che quotidianamente usiamo eccoci qua eccoci qua se riesco a gestire tutto vi posso presentare l'ospite di oggi oggi ho con me Luca Rainone una delle colonne portanti di gitbar in un angolino tutto suo che ci viene a raccontare la sua esperienza o quanto meno.Prova a raccontare quello che si trova tutti i giorni a fare nel nuovo ruolo che lo vede insomma impegnato ed è una bella sfida.Ciao Luca! Ciao Mauro ma sono quello di prima ero quasi sempre lo stesso, mi è caduto il formaggio.No vabbè questa la tagliamo.È stata bellissima questa gag, in realtà no perché vuole in qualche modo essere un angolo anche un po' tutto tuo.Tu da qualche tempo a questa parte hai cambiato un po' il ruolo no? vuoi raccontarci di questo passaggio? Certo, volentieri.Dopo tanti anni che ho fatto programmazione, in un'azienda piccola, medio piccola, siamo 25-27 in tutto, mi hanno comunicato, cioè mi hanno chiesto se volessi volessi fare il responsabile dell'Ariatec, incautamente ho accettato.Per questo mi sono trovato dall'essere il programmatore, l'omino del computer che fa funzionare le cose e i sistemi, a dover avere a che fare con tutta un'altra dimensione che fino a quel momento mi era quasi del tutto ignota, oscura.Per far questo, per fortuna, non sono stato lasciato solo, una delle prime cose che mi hanno fatto fare, hanno fatto fare a me e a tutti gli altri responsabili delle altre aree, perché noi non facciamo soltanto, nell'azienda non c'è soltanto l'area tech, ma ci sono altre aree come content, videoproduzione, ovviamente immancabile Aria Sales.Comunque hanno fatto questo corso di comunicazione dove ci spiegavano un po' i concetti basi, ci insegnavano un po' e ci mostravano come poter gestire i possibili conflitti o più in generale saper come poter comunicare efficacemente.Siccome è stato un corso abbastanza interessante, abbastanza figo, ho detto "ma perché non dirlo al mondo tutto questo?".Allora la prima finestra che mi è venuta in mente, ho detto "ma Mauro perché non lo diciamo?".No, sì, molto interessante.Io ti voglio però per un attimo fare qualche altra domanda su questo passaggio, su questa esperienza, anche perché credo che sia veramente significativa.Cioè l'allontanarsi dal codice è Entrare a rivestire un ruolo che è un po' più connesso con le persone piuttosto che con le macchine, noi ne parlavamo nella puntata della settimana scorsa la mia domanda è in questo passaggio di ruolo al di là di eventuali problemi vari, quali sono le cose più difficili che hai dovuto affrontare, i passaggi più difficili, cioè il passaggio da sviluppatore tecnico, da un ruolo meramente tecnico a un ruolo di leadership perché alla fine il responsabile ha di per sé un ruolo di leadership.Quali sono stati i nodi più difficili che hai dovuto sciogliere? Allora la prima cosa con cui mi sono scontrato ma proprio a muso duro è stata quella della gestione di un calendario, perché io sostanzialmente quando programmavo mi dicevano che cosa si doveva fare e lo facevo, poi magari avevo l'ispirazione e facevo qualcosa di testa mia e la facevo.Con il passaggio al ruolo di responsabile ho dovuto cominciare a gestire appuntamenti, a comunicare con gli altri responsabili, con le altre persone dell'area, comunicare con i capi, sostanzialmente, con i soci.Lì hanno un modo che per me è stato abbastanza… non so nemmeno come definirlo, è che ti fissavano gli appuntamenti, vedevano un buco libero nel tuo calendario e ti fissavano l'appuntamento e non ti dicevano niente, insomma non ti avvisavano nemmeno del fatto che ti avevano messo un appuntamento e quindi alla fine passavano gli appuntamenti, io non mi presentavo perché non ero abituato a guardare il calendario e quindi già questo come primo step, però diciamo come in tre o quattro giorni ho imparato che forse era il caso di mettere dei reminder e spuntare la notifica di avviso quando qualcuno mi metteva un appuntamento.Dopodiché ho visto che gli appuntamenti cominciavano ad essere davvero troppi, tanti, come anche tante le cose da fare, ho dovuto imparare a gestire anche la to-do list, che il GitLab non mi aiutava non così efficacemente, ho dovuto anche imparare un po' di altre tecniche, una delle quali l'ho anche detto nel gruppo Telegram, abbiamo un gruppo Telegram, non se non sbaglio, che ho scoperto essere anche la stessa tecnica di Jimmy, che è quella appunto di avere una to-do list, ne ho provate un po' di digitali, però poi alla fine è è stata una somma sorpresa il fatto che funzionasse molto meglio un foglio di carta, una penna e un evidenziatore, che poi non è più un foglio di carta ma tanti fogli di carta, una penna e un evidenziatore.LM: Perché questa considerazione? Suona un po' strana oggi.LM: sì, è vero, però funziona.Il problema che si ha anche con GitHub, GitLab, con le issue, con gli issue tracker, eccetera, è che le cose sono troppo facili da gestire e siccome sono troppo facili da gestire è facile che ne accumuli tanto perché tanto ci sono i filtri, tanto c'è questo, tanto c'è quell'altro, almeno questo dal mio punto di vista della mia esperienza, tendevo a dimenticarmi di quelle issue, di quei problemi che erano lì.In un certo senso mi abituavo alla loro presenza, era rassicurante."Ah, quella issue sta lì, funziona.Allora, GitLab funziona ancora oggi, perché quella issue sta lì".Quindi quasi mi dispiaceva pure farla, perché altrimenti non me la trovavo più davanti.Invece con questa tecnica della foglia di carta, che ho sempre davanti a me, almeno nell'orario di lavoro, faccio nella to do tutto quello che io e ovviamente solo io devo fare, faccio la lista delle cose e man mano che arrivano le cose da fare le metto in quella lista, quando le faccio le evidenzio con il fido evidenziatore giallo o verde, dopodiché quando il foglio è pieno ricopio esattamente tutte le cose che non sono riuscito a fare in un nuovo foglio di carta.Questo fatto è poi strappare il vecchio foglio di carta.Questo fatto di ricopiare le to do, la copi due volte, la copi la terza volta, la quarta volta ti chiedi, sarà il caso di farla? Oppure sarà il caso di non farla, visto che la sto ricopiando da quattro settimane o da quattro giorni o da quattro mesi? In in quel caso poi prendi coraggio, prendi consapevolezza e decidi quale strada intraprendere.Devo dire che funziona, ovviamente non utilizzo solo questo, utilizzo anche il calendario per gli appuntamenti o determinati reminder, però questa è stata una sorpresa che mi ha stupito, ha stupito anche me perché cavolo nell'era del digitale poi ci sono centinaia di Todo List in cloud, non in cloud, alla fine questa è stata la cosa più efficiente.In qualche modo forse può essere legato al concetto della fisicità, del fare qualcosa di pratico, del tagliare il foglio, dell'evidenziare, quella manualità che crea poi alla fine nella gestione dei task una certa esperienza diversa dal classico flow di lavoro probabilmente quello ha influito in realtà alcuni metodi lean suggeriscono la creazione per esempio di quando si deve condividere dell'informazione di una stanza che si chiama l'obeya room non so se ne hai mai sentito parlare cioè un posto fisico dove la fisicità gioca un ruolo fondamentale dove le informazioni sono organizzate nelle pareti con un senso logico ed è proprio la fisicità dove hai che ne so una profondità più in fondo o più vicino nella parte centrale della stanza sta l'informazione ci passi l'importanza questa fisicità in qualche modo ha un valore nell'esperienza verso l'informazione nel tuo caso, nell'esperienza, nella gestione dei task.Io ti dico la verità, uso da tantissimi anni ormai un gestore di task, per un lungo periodo ho usato Wunderlist che mi era molto comodo e doverlo fare in carta un po' mi spaventerebbe, però capisco bene l'esperienza che dici tu, tanto che per esempio nel mio precedente lavoro quando avevo un ruolo di management io avevo una kanban disegnata su una lavagna all'interno del mio ufficio, avevo quattro metri di lavagna e col pennarello disegnavo tutti i ticket, quindi probabilmente insomma questa fisicità aiuta però nel tuo ruolo uno degli elementi di cui secondo me hai dovuto prendere consapevolezza e ti ha un po' aiutato a spogliarti degli abiti dello sviluppatore è quello di andare in fondo e capire cos'è la comunicazione e come usarla per raggiungere gli obiettivi.Una cosa che noi spesso in qualche modo trascuriamo come sviluppatori, pensiamo di utilizzare soled esclusivamente le macchine ma in realtà buona parte del nostro lavoro è comunicare, confermi questo? Sì in realtà proprio il grosso del lavoro è comunicare, saper comunicare e anche saper ascoltare alla fine.Io cito una persona che non è famosa ai più, ma è appunto mio padre, che mi ha detto per imparare a guidare, quando dovevo prendere la patente, quindi si parla di qualche ventennio fa, diceva "tu quando guidi devi capire tu cosa devi fare, far capire ai altri che cosa vuoi fare e capire cosa devono fare gli altri.Se impari queste tre cose sai guidare.Alla fine la vita è tutta così, alla fine anche quando devi lavorare, il lavoro, la famiglia, è tutto così, devi capire dove devi andare, devi capire gli altri che cosa vogliono andare e se proprio ti vuoi muovere verso un obiettivo comune devi far capire agli altri dove tu vuoi andare.In tutto questo il centro di tutto è appunto la comunicazione, che nel caso della scuola guida, nel caso della macchina è per lo più una comunicazione non verbale, però c'è anche la comunicazione verbale.Questo è praticamente il grosso del lavoro, anche perché se tu hai una convinzione che magari è giusta o un'ipotesi o un suggerimento, se non la sai comunicare, se non la comunichi efficientemente, nessuno ti dà retta e tu rimani da solo con la convinzione e se sei responsabile di un'area e quindi devi fare in modo che tutti in qualche modo lavorino per un obiettivo e tu hai la chiave per raggiungere quell'obiettivo e non la sai comunicare, non stai facendo bene il tuo lavoro.si concordo con te tra l'altro proprio questo non far bene il lavoro spesso si diciamo si palesa come un gap tra intento e impatto che cos'è l'intento? l'intento è esattamente quello che vogliamo comunicare no? quello che poi alla fine gli altri vogliamo che pensino o facciano o sentano quello che invece è l'impatto è quello che realmente otteniamo quindi questo disallineamento tra quello che noi facciamo pensiamo di fare attraverso la comunicazione l'impatto che abbiamo verso le persone è importantissimo perché alla fine da una parte si misura con lo spreco di energie con gli effetti che poi magari si disallineano dal nostro desiderato quindi facciamo che ne so dei danni, incliniamo relazioni, riduciamo la produttività dei nostri collaboratori alla fine dobbiamo lavorare per ridurre al minimo la differenza tra questi due elementi, quello che noi vogliamo comunicare l'intento e l'impatto che vogliamo avere nell'altro e spesso c'è una trappola che è la trappola di pensare, di andare a vedere o in qualche modo a capire quello che le altre persone stanno facendo in riferimento a quello che noi vogliamo comunicare, a quello che abbiamo comunicato quando invece probabilmente dovremo guardare a noi stessi e capire se quest'allineamento c'è per dire Luca non ha capito ma siamo sicuri che Luca non ha capito invece io sono completamente disallineato tra intento e impatto e quello che sto facendo non permette a Luca di capire? In realtà dobbiamo comunque imparare a pensare che quando comunichiamo, comunichiamo su un livello molto superficiale e quindi io comunico con te Mauro però quando tu ascolti quello che ti dico in qualsiasi modo, tu comunque metti una proiezione di quello che io ti sto dicendo, lo proietti su una tua mappa interiore.La tua mappa interiore è tutto quello che costruisci nell'arco della vita, quindi quali sono i tuoi valori, tutte le tue convinzioni, tutte le tue paure, tutti i valori che hai.Valori che magari sono diversi da quelli che io alla base e quindi ovvio che bisogna pensare a questo passaggio, quindi dalla mia mappa interiore comunico, quindi esco fuori dalla mia mappa interiore, dico qualcosa che cerca di essere qualcosa di simile a quello che penso che voglio comunicare e quindi già già arriva distorta, volente o nolente.Poi queste parole arrivano a te che proiettano a tua volta nella tua mappa interiore ancora di più le cose che possono essere fraintese, possono essere mal interpretate.Ci sono appunto delle tecniche proprio per riuscire a capire su quale livello noi non ci troviamo d'accordo, perché quando comunichiamo in un certo modo e andiamo in un loop perché non troviamo una quadra, molto probabilmente perché non è il livello giusto sul quale dobbiamo comunicare, forse abbiamo qualche valore che non è lo stesso o che è proiettato magari su un valore o su una convinzione diversa.Per cui con determinate tecniche, determinate domande, bisogna scoprire qual è questo valore che non coincide o questo valore che non è pensato, non è comune e poi eventualmente discutere su quello.Perché è importante per te, perché è importante per me, ma il tuo convinzione su quale altro valore si poggia e poi si può trovare un consenso, una quadra, quello che volgarmente chiamato quadra.Tu hai parlato di tecniche e a me si accende subito un campanello d'allarme quando si parla di tecniche.Faccio una premessa, nei primi anni 2000 ero un bambino, ho iniziato a leggere dei libri di programmazione neurolinguistica e ne sono diventato completamente addicted.Tieni presente che attorno agli anni 2000 era di moda, era tipo il sushi oggi, del genere.Allora dopo un po' mi sono chiesto le tecniche di comunicazione che la PNL propone, che ne so, la proiezione posturale, tutte queste cosine, sono da considerarsi come tecniche di comunicazione o di manipolazione e le tecniche che noi utilizziamo per comunicare sono considerate come qualcosa che ci aiuta a condividere o qualcosa che ci porta a manipolare e quanto è etico utilizzarle? Questa è una domanda che io mi pongo spesso no? Allora questo è stato proprio un punto di quel famoso corso che ci hanno fatto, anche perché il corso lo facevamo tra noi e noi, quindi noi stessi dovevamo comunicare tra di noi e il dubbio c'era, sì ok ma se noi conosciamo queste tecniche tra virgolette non ci caschiamo, però in realtà le tecniche non sono tecniche di di manipolazione, sono per lo più tecniche per riconoscere il contesto o su quale livello non sta funzionando la comunicazione e intervenire.Le tecniche, la domanda è stata proprio questa, se io utilizzo questa tecnica, l'altro cosa fa? La persona che teneva il corso diceva ma meno male se anche l'altra persona conosce le tecniche, così vi risparmiate un sacco di cose, perché lo scopo è quello di comunicare in modo autentico, non di manipolare.Sul Il fatto della postura sulla gestualità non è tanto manipolazione in quel senso, esiste proprio anche la tecnica di specchiarsi durante la comunicazione, se tu sei agitato il fatto che io mantenga un'eccessiva calma può essere comunque controproducente perché poi questo ti agita ancora di più.Allora è una tecnica quella di dire non essere eccessivamente calmo se dall'altra parte hai uno agitato.Non dico di agitarti anche tu, però non mostrarti eccessivamente calmo.Questa è una tecnica, però non è manipolazione, è soltanto una questione di evitare delle conseguenze che poi inquinano quella che è una comunicazione che potrebbe essere autentica e che invece non è.comunque sicuramente non c'è le tecniche di manipolazione che possono esistere, possono funzionare, possono non funzionare, non sono al centro di quello che è la comunicazione e di quello che dovrebbe essere una comunicazione autentica nel posto di lavoro sia con i colleghi, sia con i sottoposti, per chi ha sottoposti, sia con i superiori, per chi è il superiore.Sì, sono d'accordo.Tra l'altro quando si comunica, secondo me, spesso si è troppo concentrati sullo schema mentale dell'idea che vogliamo comunicare o dell'informazione che vogliamo comunicare e ci si perde anche il contesto.Quante volte ti capita, o a me sempre, di farmi prendere dall'argomento, iniziare a mitragliare cose, non dare la possibilità gli altri di parlare, gli altri probabilmente gliene frega anche niente di quello che sto dicendo e alla fine mi trovo davanti a un muro di gomma, no? Questo perché? Perché sto dimenticando l'altro e sto dimenticando anche me stesso, non ho una proiezione chiara di me stesso in quel contesto quindi secondo me una delle prime cose ancora prima di comunicare è quella di avere una noi la chiamavamo una visualizzazione no? del contesto nel quale mi trovo e una volta che ho chiara quella visione già una parte del lavoro diciamo è fatta io utilizzavo una tecnica non so se ti è mai capitato di guardare in terza persona la situazione, quindi provare a visualizzare mentalmente me e il mio interlocutore dall'esterno e provare a capire il più possibile da quella situazione, ancora prima di dire la prima parola.Ti è mai capitato di farlo? LM: Questo no, non mi è capitato di farlo.Io sono tendenzialmente molto attento, forse troppo attento, a cercare di ascoltare le sensazioni dell'altro, quindi la famosa comunicazione non verbale.Se vedo che l'altro ha un certo sguardo, una certa mimica, mi rendo conto se sto parlando troppo, sto parlando a bambera o non mi sta seguendo o non mi sto esprimendo adeguatamente e in quel caso cerco di intervenire.La comunicazione non verbale fa tanto, e mi collego anche al fatto che ho sentito la mancanza della comunicazione non verbale durante il periodo di smart working, remote working durante la pandemia, lì la comunicazione non verbale non c'era.A volte ho frainteso anche molte cose dette in chat in un certo modo, o senza la famosa emoji, o senza la famosa faccina, o durante videoconferenze non si vedeva il viso dell'altra persona e non si sapeva se stava respirando perché era un sospiro di "ah che palle" o perché ci aveva altre cose a più pensare.Questo ha reso tanto difficile anche il mio lavoro e quando poi invece sono tornato in ufficio effettivamente mi sono reso conto di averne sentito tanto la mancanza.LM: Sì, da quel punto di vista concordo con te.Io come ben sai sono full remote il mio lavoro quindi è completamente remoto e per me l'obbligo di cam in tutte le riunioni è indispensabile.Alle volte mi capita col mio team di tenere la cam accesa anche quando facciamo altro giusto per avere quel feedback, quella lanciata rapida, quelle piccole cose che in realtà un po' si perdono e questo in qualche modo equilibra però devo dire che quando si comunica abbiamo detto è importante da una parte capire il contesto quindi la situazione generale quello che vogliamo comunicare come siamo proiettati noi però una cosa fondamentale è anche l'ascolto cioè la propensione all'ascolto che il nostro interlocutore A e io ricordo no di aver individuato diversi livelli d'ascolto e nel nostro lavoro è molto facile trovarli quindi l'esempio più semplice che ci viene in mente è la negazione dell'ascolto.Noi abbiamo un interlocutore lui deve sostenere in qualche modo o vuole sostenere la controparte di quello che noi stiamo dicendo chiude le orecchie qualunque cosa noi diciamo possiamo anche dirgli che la persona più bella del mondo o più interessante del mondo non ci ascolta e dice che non è così quindi già in quel caso la comunicazione diventa quasi impossibile anzi quel canale di comunicazione probabilmente è controproducente poi non so se ti è mai capitato nel nostro lavoro di tutti i giorni secondo me capita costantemente che è l'ascolto difensivo quando tu provi a dire qualcosa e quello è già sulla difensiva pensa che in qualche modo tu stai attaccando e per questo proviamo a fermarci dopo magari un attimo sul ragionare sul concetto di critica e feedback in modo per provare a gestirli nel miglior modo possibile però un altro modo d'ascolto che ho notato e soprattutto perché sono stato io l'attore tante volte quando mi vestivo dei panni del tecnico del puro tecnico era l'ascolto alla problem solving come dico io cioè tu mi stai già iniziando a dire una cosa ti faccio l'esempio mi stai raccontando una feature da chi si vuole sviluppare e io sto già pensando a come farla e in quel caso mi perdo tutte quelle sfumature che in realtà fanno parte, vanno a costruire l'informazione.Dal tuo punto di vista come secondo te si può cercare di gestire questi diversi livelli di ascolto col tuo interlocutore nella tua esperienza anche legata al tuo ruolo? Succede spesso, sì.Allora innanzitutto nella comunicazione entrambe le persone devono avere un obiettivo comune o comunque devono sapere che un sistema superiore, che nel mio caso è l'azienda o la stessa area, devono trarre un vantaggio, un contributo, un vantaggio dai nostri contributi, per cui ovviamente questo si può tradurre in "dobbiamo avere un obiettivo comune", se non ce l'abbiamo a quel punto anche la comunicazione è inutile, Per farlo si, occorre sempre ascoltare e vedere qual è l'atteggiamento che porta ad avere questo comportamento ed eventualmente, a seconda di quello che si vuole dare, dare un feedback o una critica alla persona che non ti ascolta o che si comporta, ha un atteggiamento diverso da quello che sarebbe quello ottimale per avere un valore aggiunto.A seconda del ruolo, quindi se sei responsabile, se stai parlando con qualcuno che è sotto la tua responsabilità o se a tua volta devi dare un feedback a un tuo superiore, in quel caso ci sono delle delle tecniche o come le vogliamo chiamare, diverse.Però sicuramente bisogna capire dove si sta andando e mi rialaccio al discorso di prima, dobbiamo capire dove vogliamo arrivare e che cosa, qual è il nostro obiettivo e soprattutto chiederci se questo atteggiamento ha effettivamente un impatto negativo sul nostro obiettivo comune, perché molte volte un atteggiamento o un impatto negativo sulla nostra persona, però questa ce la dobbiamo anche imparare a mettercela via, perché se non è uno svantaggio, se non è un danno per il sistema sovraordinato, quindi per la nostra area o per la nostra azienda, allora va bene.Come responsabile mi è successo un paio di volte che ho dovuto mettermi via alcuni atteggiamenti, alcune cose che stavo lì per dire "ah, ora li faccio una bella critica come la so fare, come ho imparato a fare, adesso li faccio un bel feedback come mi hanno detto" poi ho detto "mentre lo facevo" e qui rientra il discorso delle tecniche, quindi le tecniche ti aiutano anche a metabolizzare, a capire bene dove stai andando e quindi mentre stavo facendo, arrivato al punto come inciso sul sistema sovraordinato, No, veramente ha fatto quello che doveva fare che buttato via, bene, non era necessario dare alcun feedback o alcuna critica alla persona.L: Hai parlato di critica e feedback, mi fai capire un po' la differenza tra questi due elementi perché alla fine noi siamo portati spesso a fare critiche al posto di dare dei feedback no? LM: Allora la critica è diversa ovviamente dal feedback.Il feedback serve a dare una visione, a completare il quadro che una persona ha di se stesso.Faccio per dire, noi stiamo facendo un podcast, domani io chiedo a chi mi ha sentito dei feedback.Perché io chiedo dei feedback o perché un'altra persona mi dà dei feedback? Mi dà dei feedback perché magari io, essendo coinvolto, essendo più propenso o più impegnato a parlare, non mi rendo conto di alcune cose che magari ha senso che mi renda conto.Parlo troppo veloce, parlo troppo lento, mi mangio le parole o dico cose sbagliate o dico cose inesatte.In quel caso un feedback mi serve per completare il quadro che ho di me stesso, perché io inevitabilmente dei punti ciechi.La critica invece è quando avviene un atteggiamento o un comportamento che fa un danno al nostro sistema comune, al nostro sistema, chiamiamolo, sovraordinato.Questo vale per il lavoro, ma vale anche per la famiglia.Ho provato ad applicare alcune di queste cose in famiglia, non sono fesse queste cose.Nel momento in cui hai chiaro qual è il tuo sistema, qual è l'obiettivo comune, il sistema comune, le tecniche sono utili e serve quindi a far capire all'altro un atteggiamento, qual è l'atteggiamento che ha provocato un danno e trovare una soluzione affinché questo non accada più.LM: Quando quindi utilizzare una critica o un feedback? LM: Allora, per la critica dipende anche sempre dal rapporto con la persona, nel feedback invece occorre comunque creare un rapporto, quindi creare il permesso di dare feedback perché tu puoi anche legittimamente non accettarlo.Se tu non accetti il feedback, come hai detto, non ha senso.Io ti posso dire tutto quello che vuoi, ma tu non mi potrai credere.Quindi occorre innanzitutto insaurare il rapporto e chiedere il permesso di darti questo feedback.Tant'è che si dice "ti posso dare un feedback su questo?" Lo diciamo talmente tante volte che ci viene naturale chiedere il permesso perché in fin dei conti lo sappiamo che è una cosa molto importante ed è una cosa soprattutto che riguarda la persona e quindi è una cosa anche abbastanza intima, diciamo così.Però nel lavoro che facciamo tutti i giorni, ti faccio l'esempio stupido con le code review, di per sé quelli sono dei feedback eppure siamo portati a darli in modo sistematico no? Per cui secondo me quello che va fatto ancora a monte è una differenziazione tra un feedback azione e un feedback sulla persona.Io per tanti anni ho gestito persone, ho cercato sempre di rivestire il ruolo del servant leader, però mi sono ritrovato a 20 anni a gestire un team di 40 persone di cui la metà molto più grandi di me a livello anagrafico e questa era un problema no? Perché quando un ventenne deve...che si ritrova a rivestire un ruolo nella piramide della struttura in una posizione superiore è complesso.È complesso dare un feedback su una persona un po' più anziana di te.E una cosa che mi ha aiutato tantissimo è quella di dare feedback sulle azioni, mai sulle persone.In quel caso mi sono spogliato completamente dei limiti del concetto di feedback, feedback è o critica, come un qualcosa che va a toccare l'intimo ma come un qualcosa che è più funzionale al meccanismo generale che sta girando.Faccio un esempio, adesso lo dico con le mie parole quindi con la zappa.una volta un ragazzo nel mio team fece una cagata mastodontica ma una cagata talmente cagata che per colpa di quella cosa avremmo rischiato di perdere il contratto e nel contratto c'erano 20 persone che ci lavoravano quindi era una cosa importante in quel momento avrei potuto fare una critica, in quel caso non avevo tutto il diritto, su quell'azione e oppure avrei potuto farla sulla persona quello che però ho imparato è che se noi critichiamo l'azione ok facciamo in modo spesso, che se davanti a noi abbiamo una persona intelligente, ma questo lo do per scontato che in realtà la critica sulla persona parta dalla persona stessa faccio l'esempio Luca mi fa un danno, adesso dico Luca perché ti ho davanti, no? ma mi fa un danno enorme e io in qualche modo devo far capire a Luca che il danno è veramente gigante cosa posso fare? posso andare da Luca e dirgli sei un idiota perché hai fatto questo? ma ci sei? quindi dare la colpa a luca dell'azione oppure potrei dire luca questa azione la cosa che è stata fatta è veramente una cagata strepitosa io so le tue capacità perché hai fatto questo? quali sono le condizioni che ti hanno portato a fare questo, questo tipo di meccanismo instilla dentro Luca, ripeto se una persona aperta al dialogo, intelligente e soprattutto l'azione che ha fatto non è fraudolenta, apre in Luca un processo di autoanalisi e di autocritica che il più delle volte è costruttivo, no? Allora qui ci sono un paio di cose da sottolineare.Innanzitutto fare una critica è diverso da dare un feedback, ovviamente, però è ancora diverso dalla cultura dell'errore che deve esserci in azienda.Dobbiamo capire che gli errori possono succedere, cioè statisticamente gli errori accadono e possono accadere a tutti.Quello che possiamo in quel caso criticare è l'atteggiamento che ha portato a quell'errore.L'atteggiamento è comunque detto bene, mai parlare della persona, mai criticare la persona perché non ha senso, però criticare l'atteggiamento o il comportamento che ha portato all'errore o al danno, vero e proprio, se danno ha portato.Quindi bisogna concentrarsi tanto sulle azioni, per esempio domani chiedo per quello che riguarda per quello che riguarda i feedback, per esempio, anche lì non mi devo concentrare sulla persona, anche lì i feedback non si danno sulla persona ma sui comportamenti.È molto sottile la differenza tra dire "ti ho visto sicuro di te ieri al podcast" dal dire "ti ho visto spedito e sciolto".Quindi quindi da un lato stai dando feedback sulla persona, dall'altro stai dando feedback sull'atteggiamento che ha provocato una sensazione positiva.Questo è importante, bisogna anche stare attenti a non eventualmente rafforzare troppo le cose che vanno bene, perché altrimenti si ha l'effetto opposto, la persona tende ad enfatizzare ancora di più le cose che prima erano perfette poi diventa eccessivo.Che stavamo dicendo? LM: No, quando farle e non farle, nel senso che… LM: Ah sì, appunto ci vuole il permesso di dare un feedback perché l'altra persona deve essere disposto ad ascoltare e soprattutto ad accettarlo, deve essere consapevole che il nostro feedback è comunque una proiezione di quello che noi vediamo, perché come detto è tutta una proiezione sulle nostre mappe interiori e anche lui deve essere consapevole che quello che recepisce è comunque quello che sente, è comunque una proiezione sulla sua mappa interiore, quindi c'è del lavoro da fare, uno può legittimamente non essere disposto a fare questo lavoro con te.Per cui si risparmia fiato, ti posso dare un feedback? No, a posto.Basta così.LM: No, però tutto questo discorso è fighissimo, però ho l'omino che mi tira a terra.Da diverso tempo ho deciso di essere solo un software engineer e spogliarmi di tutti i ruoli di di lead e la mia domanda è tutto bello questo ragionamento però io oggi ho fatto una una cod review in typescript dove c'erano solo eni e faceva cagare faceva cagarissimo E la come lo applico tutto questo ragionamento a questa code review che è veramente… Chiedi il permesso di dare il feedback alla persona che ha fatto questo scempio, dopodiché cerchi di capire qual è il problema perché magari alla fine il problema di fondo è che questa persona non sa utilizzare nient'altro all'infuori di Eni, quindi è proprio una mancanza di competenza, i feedback servono per migliorare la persona.Una volta che di comune accordo si capisce che la persona ha una certa lacuna in qualche contesto, si lavora per colmare questa lacuna e quindi migliorare le competenze della persona.Ovviamente se la persona ha tutto l'interesse di creare codice pulito per l'azienda o per il gruppo, per il team, non potrà non accettare.Se non ha questo interesse c'è un altro problema di fondo e c'è il problema della differenza di valori.Per me il valore è creare codice pulito per te e passare e creare un software funzionante fa niente se come funziona l'importante è che funziona.Allora parliamo di questo valore.È importante, noi l'abbiamo fatto in azienda, abbiamo stilato proprio una lista di valori di questo tipo, sia dal punto di vista dell'azienda in generale, quindi correttezza, chi più ne ha più ne metta, trasparenza, cose di questo tipo, sia anche valori dell'area tech e quando assumiamo una nuova persona e gli mettiamo davanti questa lista dei valori, se non è d'accordo non l'assumiamo, proprio per evitare problemi di questo tipo, questa in teoria.In pratica c'è carenza di programmatori, quindi nessuno si presenta, però sarebbe bello farlo.No, a parte gli scherzi, l'abbiamo fatto ed è successo effettivamente.Abbiamo dato proprio il light build, cioè il quadro della nostra azienda, quindi con quello che facciamo, quello che non facciamo, e i valori che sono la base e facciamo proprio la domanda se sei d'accordo con questi valori o quale valore non ti convince.Per esempio uno dei nostri valori della ReTech è quello di evitare quanto più possibile prodotti non open source e usare software on premise.E' ovvio che questo perché ci sono a corredo altri valori.Se non sei d'accordo e ti assumo lo stesso è ovvio che poi prima o poi ci ritroveremo a scontrare e a litigare su perché GitLab ce lo dobbiamo installare sui server e non facciamo l'account su GitLab.com, è inevitabile.Proprio per questo dobbiamo essere preparati a monte.LL - Assolutamente sì e diciamo un po' il contratto matrimoniale quando si entra in azienda quello lo share dei valori.Prima abbiamo parlato di fare delle critiche e invece come le si riceve dal tuo punto di vista le critiche? Allora, qui ritorno al discorso, se conosciamo tutte le tecniche e la persona che ci sta facendo una critica lo sta facendo con le tecniche che noi conosciamo, c'è poco da fare, perché vuol dire che la persona sta criticando un atteggiamento che ha creato un danno.Se il danno è concreto e non è campato in aria, l'atteggiamento ammetto di averlo avuto, che cosa posso fare? Accetto la critica e insieme vediamo che cosa posso fare o cosa non posso fare per evitare che accada di nuovo.Quindi anche lì, che cosa è andato storto nei valori, che cosa c'è? C'è un lack di competenze, c'è un valore che è in io stesso ho violato un valore dell'azienda, anche lì c'è poco da fare.Se invece l'altra persona non conosce queste tecniche, quindi non si è preparata prima alla critica e quindi mi dice che il mio codice è merda, senza argomentare, o che faccio sempre codice di di merda, che se non sbaglio è un leitmotiv del codice di merda, allora lì devo andare un attimo a scavare per cercare di riportare il livello della discussione sul livello che vorrei avere.Qual è stato l'atteggiamento innanzitutto? Perché dirmi "faccio sempre codice di merda non è una critica.Dici "ok, dimmi qual è la riga, qual è il codice, non mi venire a dare codice di dieci anni fa, dammi il codice che ho fatto ieri e mi vieni a dire qual è il problema".Una volta che definiamo qual è il punto critico, si va avanti e si vede se effettivamente è stato un mio atteggiamento o se alla fine, come spesso accade, come ripeto è successo anche a me prima di fare la critica, mi sono fermato che è una cosa che alla fine dà fastidio a una persona ma che al sistema superiore male non fa, anzi può anche fare completamente del bene.Mi chiedo però quanto in realtà la stima che abbiamo nei confronti di chi fa la critica possa influire nel metabolizzarla e quantomeno nell'accettarla no? È per quello che si scava a fondo, come alla fine ok innanzitutto la solita tecnica dell'isaurare rapporto e quindi specchiarsi nello stato d'animo per comunicare a pari livello.E poi, se non ho stima, comunque sto ricevendo una critica, qualcosa deve essere successo e nel mio interesse è cercare di capire che cosa è successo, magari c'è ragione, magari no, magari quella volta su mille ha avuto ragione, allora cerco di eventualmente parafrasare i concetti, faccio le domande, cerco di portare appunto il discorso su queste famose mappe interiori, cerco di portare l'argomento sull'atteggiamento e non sulla persona, sull'atteggiamento concreto e possibilmente anche abbastanza recente, in modo che poi mi rendo conto se può avere ragione o non può avere ragione.Se ha ragione o anche se non ha ragione lo ringrazio per quello che ha fatto, lo devo ringraziare comunque perché comunque poteva benissimo non dirmi niente e sparlare di me alle mie spalle, ai superiori, a tutti quanti.Quindi ringrazio perché in un certo senso vuole migliorare o il sistema o il nostro rapporto, dopodiché se ho capito bene la situazione cerco di capire a cosa si può aspettare questa persona da me per la prossima volta e poi sa me decidere se dire ok la prossima volta farò come dici oppure no, ovviamente argomentando e eventualmente dare alternative perché se questione non si è risolta, se c'è qualcosa ancora che non va, devo comunque provare a evitare che accada di nuovo perché altrimenti per quanto possa non avere stima della persona non è una cosa sana per l'ambiente.LM: Io ricordo che qualche tempo fa mi parlasti di sandwich feedback, mi ricordi che cos'è? LM: Allora questo sandwich feedback è una tecnica, il sandwich è quello che serve per ricordarsi come è fatta questa tecnica, anche qui è una tecnica che non è manipolativa, è un modo di dare il feedback in modo che l'altra persona non si agiti o non riesca a interpretarlo o proiettarlo bene sulla sua mappa interiore.Sostanzialmente quando si da un feedback si parte da una serie di punti che sono positivi, quindi sempre comunque intervenendo sugli atteggiamenti, sul comportamento, ma mai sulla persona.La differenza è sottile, quando si vuole andare sulla persona c'è sempre un modo invece che serve per andare sul comportamento.Come detto prima, non ti ho visto sicuro di te, ma ti ho visto come spedito, sciolto, perché il comportamento alla fine è quello che io vedo, non posso sapere tu come sei, io posso sapere come io ti vedo e manco come ti vedono tutti, come io ti vedo.Per cui questo deve essere chiaro e quindi dare questi piccoli feedback.Poi e questa è la base del panino, ci mettiamo il prosciutto di mezzo che sono le cose invece da migliorare, manco negative come potremmo essere tentati di farlo, ma semplicemente cose migliorabili.Dopodiché, come cappello, un grande e uno solo apprezzamento, questo sì invece, alla persona.Quindi comunque sei bravo, sei una persona piacevole, tutto quello che ti rimette sulla persona.È capitato che ho dato dei feedback a una mia collega che lei è responsabile e quindi ha fatto lo stesso corso.Casualmente ho dato il feedback senza pensare, però l'ho dato esattamente in quella forma, evidentemente l'avevo assimilato bene.Anche qui magari ci sarebbe una parentesi da dire.Poi a pranzo mi ha detto, ho riso per cinque minuti perché mi hai dato il feedback, esattamente come se avessi detto, però l'ho apprezzato perché effettivamente è stato un feedback preciso, puntuale e mi ha fatto capire che cosa posso migliorare.Perché dicevo della parentesi, purtroppo a alcune certe tecniche sono innate e vale per qualsiasi cosa, vale per la comunicazione, per imparare a memoria, per tante cose.Alcune ce l'hanno innate perché hanno vissuto, perché hanno avuto delle esperienze tali per cui alla fine hanno metabolizzato queste tecniche, magari non sanno nemmeno di applicarle, ma le applicano in una maniera quasi alla lettera eccellente.Altre persone no, semplicemente dobbiamo fare pace col fatto che non tutti siamo uguali ed alcuni hanno bisogno di tecniche per poter rendersi conto di come comunicare in questo causa, come vivere sostanzialmente, imparare a vivere.Ci sono delle tecniche anche per quello.Posso parlare anche delle tecniche di memorizzazione.Io ho avuto un sacco di problemi a scuola perché non riuscivo a memorizzare.Loro mi dicevano "leggi e ripeti, leggi e ripeti, leggi e ripeti" cosa che con me non ha mai funzionato, mai.E più mi dicevano più leggi e ripeti, più io leggevo e ripetevo e meno funzionava e quindi facevo dieci volte il lavoro degli altri per la metà del risultato, finché poi ho scoperto anche che esistono delle tecniche per memorizzare, delle tecniche per riuscire ad avere una mappa mentale, riuscire a memorizzarle, quello del castello, quello delle stanze, insomma tecniche, tecniche di memorizzazione di Leibniz per i numeri, che è fantastico, tutti i pin me le ricordo così e dico, ma porca miseria, prendiamo atto del fatto che non tutti siamo uguali e che non tutti possono avere, non con tutti possono funzionare le tecniche standard o manco tecniche, cose che avrei dovuto imparare da piccolo ma per qualche motivo non ho imparato.Mi chiedo però a questo punto, noi abbiamo parlato di critiche, no? E abbiamo, critiche e feedback, e abbiamo dato un'accezione un po' negativa al concetto, ma se io devo dare un feedback positivo invece ci sono dei rischi, dei pericoli, delle accortezze da tenere in in quel caso? FB: Beh feedback positivi perché darli? Alla fine tutto va tutto bene, non dai un feedback, diciamo andata bene, perfetto.Se dai un feedback completamente positivo il rischio è che, come ho detto prima, la persona rafforzi ed esasperi ancora di più quelle cose positive rendendole negative, tipo ti ho visto sciolto e spedito, ah sei proprio sciolto e spedito, ah ma quanto sei scelto e spedito, io la prossima volta mi metto a fare il giocoliere e parlo veloce e alla fine poi tu mi dovrai dare un feedback se sei stato troppo veloce o lenta, mandandomi poi in confusione.Il feedback serve per migliorare, se è tutto positivo alla fine è una lode e la lode è un po' pericoloso perché crea dipendenza, se tu lodi una persona poi questa persona cercherà la tua lode per sempre, ogni volta cercherà la tua lode e tu sarai anche tenuto a dargliela per non deluderlo, è un meccanismo rischioso.Scusate bevo.In realtà sì, però in qualche modo credo che in quel caso si debba trovare un modo per dare una qualche gratificazione, no? In quel caso no? E il feedback può essere utile? In quel caso si dà il riconoscimento, il riconoscimento quindi io riconosco che il tuo lavoro è stato buono, ha portato un grande valore al nostro sistema e anche lì c'è da stare un attimo attenti a come dare il riconoscimento, specie se questo riconoscimento lo dai davanti alle altre persone della stessa area.L'importante in questo caso è concentrarsi non tanto, come sempre, sulla persona, ma sul valore, sull'atteggiamento che ha portato ad avere un'aggiunta del valore al sistema sovraordinato, del sistema di cui tutti noi facciamo parte, quindi tutti siamo felici e siamo contenti che questa persona abbia fatto così bene il suo lavoro.Se invece lodo alla persona, qua escono fuori le invidie degli altri, e degli altri che dicono "eh ma anche io l'altra volta ho fatto così" è sempre un po'… LM: e scoppia l'albuerra… LM: "In effetti questo è stato per noi responsabili, questo è un punto critico, e si è soffermata l'istruttrice che ha tenuto il corso, si è soffermato anche su questo punto.Attenzione ai riconoscimenti perché possono provocare più danni che altro".LM: A questo punto mi viene da chiederti, come invece gestire i conflitti? AC: Allora, ci sono diversi tipi di conflitti, anche qua bisogna un attimo… la comunicazione non verbale ci arriva in aiuto.Quando noi vediamo che la comunicazione non verbale non è coerente con quella verbale già ci dobbiamo far suonare un campanello d'allarme, finché proprio non ce lo dicono direttamente.Quindi ci sono due tipi di conflitti, quello che in italiano possiamo dire lo SNI, quindi quando c'è una persona che tu stai dicendo, stai comunicando un tuo pensiero, un tuo piano, vedi che la persona dice sì ma vedi che non è convinta.Oppure c'è la parte in cui è un continuo da una parte e dall'altra, è un continuo sì ma, sì ma, ma facciamo così perché è sì ma se facciamo così è sì però è sì ma se facciamo così" e c'è questo loop di sì ma che in qualche modo ha anche questo un campanello di allarme che dice che stiamo discutendo sul livello che non è quello giusto.Per quanto riguarda lo SMI che in tedesco si dice "jaen" un misto tra "ja" e "nein", che è più bello in tedesco, effettivamente.Cioè alla fine è una cosa molto semplice, innanzitutto quindi devi capire che è quello uno "sni" e non è uno "si", anche questo in chat è difficile da capire sulle comunicazioni dal vivo un po' di più.Ma qua la cosa abbastanza semplice, si può provare con delle frasi ipotetiche, tipo "forse hai paura che succede questo" o "forse non ti convince il fatto che è qualcosa".Non più di due o tre, se si vede che non è quello il problema, si passa alla tecnica del pre-mortem e lì è l'arma proprio invincibile, che mi ha salvato un paio di volte.Semplicemente si dice, ammettiamo che facciamo così, cosa può andare storto? Allora, a questa domanda diretta tu non puoi non rispondere se non sei indeciso, perché qualcosa ce l'hai dentro, qualcosa la stai covando.Quindi a questa domanda diretta, tutti quelli che, questo vale se parli con una persona se stai sostenendo un meeting, un brainstorming per esempio, a questa domanda diretta proprio scatta la risposta, non puoi non dirle.Noi abbiamo fatto degli esercizi e poi l'ho anche messo in pratica in questi ultimi mesi, proprio non riesco a starmi zitto, se qualcuno mi dice "ammettiamo che facciamo, che cosa può andare storto?" No, lì lo lo dico.Una volta che si capisce cos'è che può andare storto, quindi qual è la paura o qual è il valore che sta alla base, si discute su quello e si ritorna alla discussione come prima.Vediamo qual è il valore, perché è importante per sé questo valore, se non è uno dei valori già accordati a priori e così si discute e si trova un consenso.Un consenso vuol dire che va bene ai miei valori e va bene ai tuoi valori.Non è il compromesso, il compromesso è quella tipica cosa che dovrebbe far contenti tutti ma in in realtà non fa contento nessuno, perché è una cosa messa insieme senza una logica.Questo per quanto riguarda quegli sni, quelle indecisioni, quando parli con qualcuno che dice "sì sì, facciamolo", ma in realtà sta già pensando dove scappare.E poi c'è appunto quest'altra cosa, che succede spesso, mi succede tantissimo, proprio il fatto di aver fatto questo corso che me l'ha codificata, ma quante volte io anche in chat scrivo "SIMA" (cazzo sono entrato nel loop del SIMA, ok cancello e vediamo qual è il problema) quindi quando c'è questo SIMA vuol dire che stiamo parlando, stiamo proiettando su due valori diversi e quindi, parafrasando con le domande, dire "ma perché è importante, che cosa è importante per te quando se facciamo questo, quale valore ti violo se c'hai rabbia, quale valore perdiamo se c'hai paura?" E così pian piano vedo qual è il suo valore, vedo qual è pian piano la sua mappa mentale, la sua mappa interiore, dopodiché mi metto nella sua mappa interiore, mi faccio i due conti, cosa è importante, cosa intende veramente esattamente per questo, poi cerco di capire qual è il mio valore che invece sta alla base, perché lo stesso discorso che faccio per lui o per lei, lo devo fare anche per me perché non è che ho la verità in tasca, dopodiché si combinano questi due valori, si discute su che cosa è importante e che cosa non è condiviso e si trova anche qui un consenso.LM: Luca, una cosa che emerge un po' da tutto il discorso che abbiamo fatto è che fondamentalmente noi siamo proiettati alla comunicazione in un'ottica di voler dire, voler parlare, voler comunicare e spesso invece in tutti i passaggi che abbiamo affrontato oggi un elemento che torna continuamente, che aiuta poi ad avere quell'allineamento affinché la comunicazione sia proficua e l'ascolto.LM: Sì, l'ascolto è capire dove vanno a finire le tue parole, anche quello è comunicazione, è capire dove vanno a finire le tue parole anche se sei tu quello che stai parlando, e comunque vuol dire ascoltare.Da lì non si scappa, come detto per capire dove vogliono andare gli altri bisogna ascoltare e bisogna ascoltare anche con una certa sensibilità."Mi conduco nel paese dei balocchi" "Ah, il paese dei balocchi" Sì, ho un balocco che lo riciclo di un'altra puntata, ma magari chi sta ascoltando non l'ha sentita e quindi sarà un balocco nuovo.Quando facevo questo corso vedevo che tante cose erano presenti anche nel libro "Pensieri lenti e veloci".LM: bellissimo.LM: anche questo è un bellissimo libro che fa capire anche qua tante cose e ti codifica tante cose.Ci sono diversi punti di contatto, diciamo che le due cose andavano proprio di pari passo, anche se in questo libro c'è proprio più in generale di come funziona la nostra mente, sapere come funziona la nostra mente e soprattutto anche la mente degli altri è una cosa che ti apre parecchie porte.No, mi correggo, soprattutto la tua mente, come funziona, perché quello più è sempre più difficile da fare e da capire.LM: Un balocco anch'io.In realtà tanto tempo fa, mi ricordo forse il 2013 o qualcosa del genere, studiai anch'io un po' di comunicazione e un po' di tecniche per fare il project coordinator e mi ricordo che c'era un bellissimo corso sull'allora linda, credo sia, era linda.com, credo sia stato assorbito da linkedin, che è una piattaforma di corsi, e c'era questo bellissimo corso il cui titolo era "Became a Project Coordinator" dove c'era un sacco di cose legate alla comunicazione e alla gestione dei progetti quindi questo è il mio balocco.E anche oggi il nostro episodio è andato mi ha fatto ripeto super piacere farmi questa chiacchierata con te Luca, anche a me ha fatto piacere, e sei la dimostrazione che anche chi scrive codice può e sa comunicare bene, ancora non è detto, tutta è la teoria poi vediamo la pratica, noi ci diamo appuntamento alla prossima settimana vi ricordiamo rapidamente i contatti info@gitbar.it o @brainrepo su twitter il gruppo telegramma l'abbiamo detto? no non l'abbiamo detto abbiamo un gruppo telegramma che si chiama gitbar podcast e c'è una simpatica icona con il meme di Mauro con sottoscritto gitbar quindi se non l'avete ancora fatto iscrivetevi poi se l'episodio vi è piaciuto e credo proprio di sì perché luca è stato iper oggi e avete un device apple aprite pure itunes e lasciateci una recensione bella o brutta che sia questa aiuterà in qualche modo nel caso è bella aiuterà in qualche modo a raggiungere più persone nuove e crescere sempre di più.C'è una cosa che devo condividere con voi di cui vado molto orgoglioso.I numeri degli ascolti degli episodi stanno crescendo tantissimo quindi io vi ringrazio e la famiglia cresce.Vedo che ancora molti non sono iscritti nel gruppo telegram quindi vi ricordo ancora una volta fatelo.Bene da Santiago Budoni è tutto da me, da Bozzano anche, alla prossima settimana ciao ciao ciao Gitbar, il circolo dei fullstack developer una volta a settimana ci troviamo davanti a due birre e con Brain Repo parliamo di linguaggi e tecniche di sviluppo web, di metodologie e di strumenti immancabili nella cassetta degli attrezzi dei fullstack dev [Musica] [Musica] Laiansyah